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S. Stefano di Sessanio sorge in epoca romana. Il nome
"Sessanio" viene fatto risalire al latino "Sextantia" ad indicare che
il borgo era distante sei miglia romane dall’antica Peltinum,
importante crocevia per i traffici che da Roma portavano verso la costa
adriatica.
Durante
il periodo romano, il borgo di Sessanio si trovava alla base della
collina dove venne poi costruita la torre di osservazione nel periodo
medievale. La posizione esatta è probabilmente vicina a dove
attualmente si trova il cimitero e la chiesa di S. Stefano Protomartire.
Il
declino dell’Impero romano e della vicina Peltinum, ha profondamente
trasformato l’economia della zona.
Nell’alto
medioevo, il notevole aumento della popolazione si deve
all’insediamento dei monaci benedettini sulla piana di Campo Imperatore
nel Convento di S. Maria del Monte (denominato "Convento di Casanova"
dagli anziani del paese) ed alla loro attività volta alla
bonifica del territorio ed all’incentivazione della pastorizia. Come
conseguenza si ebbe anche la nascita di piccoli borghi fortificati,
posti spesso in posizioni strategiche per controllare facilmente il
vasto territorio.
Nel XVI secolo il paese di Santo Stefano di Sessanio
apparteneva alla Baronia di Carapelle e, nell’anno 1415, fu dato in
feudo ad Antonio Tedeschini Piccolomini conte di Celano. La famiglia
Piccolomini mantenne il borgo per oltre 150 anni fino al 1579, quando
venne ceduto alla famiglia Medici.
Sotto
i Medici il paese ebbe il periodo più fiorente della sua storia.
Si deve a questo periodo la costruzione del perimetro difensivo fatto
di case-mura e delle principali porte di accesso al paese. A
tutt'oggi la porta di accesso alla piazza medicea reca lo stemma della
Signoria di Firenze.
Oltre
agli ampliamenti architettonici, si ha anche un notevole aumento di
interesse per i prodotti della zona e della famosa lana nera (detta
carfagna) che spinge molti mercanti fiorentini ad incrementare i lori
affari in queste zone. E’ così che si assiste alla nascita del
fenomeno della "transumanza" che, nel periodo estivo, sposta milioni di
capi di bestiame dalle vicine puglie verso i pascoli abruzzesi.
Dopo due secoli di proprietà dei Medici, il paese
entra a far parte del Regno delle Due Sicilie diventando patrimonio
privato del Re di Napoli. Nel 1810, dopo l’Unità d’Italia,
diventa comune.
La fine della transumanza, nella metà del secolo
scorso, segna la fine della prosperità di Santo Stefano di
Sessanio e di tutti i paesi della zona basati sulla pastorizia.
Ha così inizio una fase di
profonda crisi socio-economica che porta velocemente la popolazione ad
emigrare verso paesi esteri. Degli oltre 1500 abitanti di Santo Stefano
all’inizio del secolo, moltissimi sono emigrati verso Francia,
Germania, Belgio, Stati Uniti e Canada, paesi che promettevano le
maggiori possibilità di lavoro.
Durante
la seconda guerra mondiale, il paese è stato usato dalle truppe
tedesche come punto di osservazione privilegiato, installando nella
"Casa del Capitano" il proprio quartier generale.
L’uso
della Torre permetteva di avvistare i movimenti di truppe per molti
chilometri, ravvivando così la funzione che ha avuto fin
dalla costruzione.
La
fase di emigrazione continua massiccia anche dopo la fine della seconda
Guerra Mondiale, riducendo drasticamente la popolazione residente. Oggi
il paese conta non più di 100 abitanti, in maggioranza anziani.
Nel
corso degli anni 70 si ha un notevole declino delle attività
economiche della zona, fortemente contrastate dalla posizione
geografica sfavorevole.
Nel
1974 si svolge la prima edizione della Sagra della Lenticchia che
ottiene un successo insperato, anche e soprattutto a causa della
particolarità e della bontà delle lenticchie che crescono
nel terreno circostante il paese, a ragione considerate le uniche
rivali delle più conosciute lenticchie di Castelluccio.